Per una ri-generazione urbana

1 Aprile 2018 | 2018, Numero 1

Alessandria arranca ormai da 6 anni, dopo la dichiarazione di dissesto della Corte dei Conti, nel riuscire a restituire vita e vivacità ad una città che è terzo comune per popolazione in Piemonte e dovrebbe rappresentare un punto nevralgico della regione. Che i soldi ad oggi scarseggino è una mezza verità, mentre è evidente come vi sia un’inconsapevolezza gestionale di fondo di chi in questi anni ha governato e preso delle scelte politiche e amministrative, senza riuscire a rilanciare la città e provare a dare un volto nuovo alle vie del centro.
Visto e considerato che certamente il centro città, quel disordinato intersecarsi di vie che da piazza Garibaldi e viale Crimea scivola fino a spalto Marengo, ha il suo fulcro su piazzetta della Lega e il baricentro tra corso Roma e via Milano, non gode di buona salute, viene abbastanza logico domandarsi quali possono essere le contromisure adottabili per fare fronte ad un’inarrestabile declino, che danza al cigolio di serrande che si abbassano.

La fantasiosa giunta a guida Cuttica, incalzata da alcuni commercianti del centro, in men che non si dica presenta un progetto di riqualificazione urbana da 500 mila euro (in partnership con Regione Piemonte al 30%) con l’intento di “creare un percorso commerciale” (cit.) in cui una parte sarà predisposta “per una futura possibile pedonalizzazione” (cit.).
La prima domanda sorge spontanea: perché “futura” e perché “possibile”?
Perché non immaginare Alessandria con un centro storico interdetto agli automezzi?
È così complicato fare i conti con il fatto che Alessandria ha livelli di polveri sottili nell’aria spaventosi?
L’assessore al Commercio e Marketing Territoriale, Riccardo Molinari, tra poco in Parlamento, si è espresso così su un quotidiano locale: “saranno posizionate luci più moderne per dare dignità al nostro centro e rispondere a quella che è la criticità principale dell’area”.
Sembra impossibile, ma nella seconda città più inquinata d’Italia, con livelli di “materiale particolato fine” al limite del vivibile (robetta da 90mila morti l’anno in Europa), la criticità principale dell’area centro-cittadina pare essere un’illuminazione pubblica poco moderna.
Mentre l’interdizione al traffico, la “Zeta Ti Elle”, una conquista urbanistica presente a Hämeenlinna (Finlandia) come ad Altamira (Brasile) per nominare città sotto i centomila abitanti, rimane una fumosa futura possibilità. Tutto ciò a discapito della salute dei cittadini e di un’idea di città vivibile che vada nella direzione di quella modernità sostenibile che il resto del mondo sta abbracciando.
Ma c’è ancora un elemento che va necessariamente tenuto in considerazione quando si ragiona di centro città: il commercio. Continuare a costruire centri commerciali in periferia, consumando suolo e sottraendolo alla progettazione di aree verdi, non aiuta certamente a sostenere i piccoli commercianti del centro. Inoltre sventolare la bandiera della creazione di posti di lavoro non funziona, visto che nella totalità dei casi quei posti di lavoro sono assurdi contratti da fame e senza tutele o garanzie che stritolano giovani e meno giovani nella morsa del mercato del lavoro legato alla grande distribuzione.

Ma facciamo un passo indietro.
Se ci si sofferma un poco a riflettere tra il fascino resiliente della “rigenerazione urbana” e la materialità del “percorso commerciale” ci si rende conto di essere di fronte ad una limitazione abissale di ciò che può significare la locuzione rigenerazione urbana.
Rigenerare la città non può certamente ridursi alla creazione di un “percorso commerciale”.
Ri-generare significa affrontare con metodo e visione prospettica la volontà di donare nuova linfa vitale ad un luogo che è stato privato del suo essere vivo, attivo, del suo essere territorio prima ancora che luogo. Significa agire in concerto con chi lo attraversa e lo vive nella sua forma culturale, sociale e ambientale prima ancora che economica. La sfera economica, infatti, è solo uno dei tasselli del complesso puzzle che andrà a comporsi una volta avviato il processo di valorizzazione e ri-generazione.
Vivendo il centro, camminando nelle sue vie, attraversando i suoi vicoli, respirando la sua aria non ammorbata dalle macchine che sfrecciano pericolose e parcheggiano ostacolando i passanti, attraversando i suoi spazi e anche entrando nei suoi negozi, la ri-generazione si attua nella sua dimensione vivibile.

Al centro di Alessandria non serve un percorso commerciale urbano, serve un progetto di ri-generazione urbana che porti cultura, socialità, condivisione, spazi attraversabili e vivibili, proprio nel centro della città, e che, a partire da esso, sia in grado di espandere una buona pratica di vivibilità all’intera città.

Autore

Elio Balbo

ph. Paolo Gambaudo

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