Oggi come allora una Casa per essere libere

9 Aprile 2018 | [Mappe], 2018, Numero 2

Senza troppo spirito di osservazione sul mondo della post-contemporaneità appare evidente quanto un vecchio, ma rivoluzionario motto sia di immensa attualità ed enorme portata di cambiamento: “un paese non può dirsi libero finchè le donne non sono libere”.

Oggi, e verrebbe da dire “ancora”, è evidente quanto il paradigma sessista basato sulla dicotomia soggetto-oggetto, riassumibile nell’espressione “gli uomini fanno, le donne sono” imperi e strisci nel pensiero collettivo della società moderna, stigmatizzando la tensione dualistica tra donne e uomini.

I paradigmi sono duri a cedere. Vanno criticati, erosi, sciolti, distrutti, lasciati senza tregua in un processo di trasformazione che cambia radicalmente il pensiero del mondo tutto, a partire dal modo di intendere gli stessi soggetti che operano quel cambiamento.

Così, con caparbietà, dedizione e slancio, centinaia di migliaia di donne in tutto il mondo, con il free-name di “Non Una di Meno” declinato nelle varie lingue, da un paio di anni stanno ricalibrando totalmente i sistemi paradigmatici della società moderna in una visione del mondo e della società che si fa pratica nello svelare ogni aspetto dell’esistere alla luce della liberazione della donna.

Erede/non-erede del movimento femminista passato porta in sé e si fa carico della memoria collettiva di quella stagione, estendendone determinazione e teorizzazione con la forza del pensiero globale collettivo.

Oggi, qui ed ora, in questo preciso momento storico la liberazione della donna è il punto di svolta, il nodo gordiano da sciogliere per liberare la società intera perché passa da qui una nuova idea di società giusta, orizzontale, la possibilità di un modo di intendere la realtà in cui, per prima cosa, si respiri e si viva tutta la potenza del femminino nel mondo post-contemporaneo.

Da qui, dalla conquista dell’orizzontalità di diritti tra i generi sta la possibilità di una rivoluzione reale che cambi radicalmente la società ingiusta che viviamo tutti i giorni, perché l’equità tra i generi è la base per un’equità generalizzata e diffusa. Come non desiderarla?

Desiderarla, pensarla, praticarla, lottare per conquistarla: centinaia di migliaia di donne si sono messe in moto per mettere in pratica il cambiamento; a partire dalle proprie case dalle proprie amicizie, dai propri quartieri, dai propri famigliari e dalle proprie città.

Lottare per conquistare spazi che siano pensati, costruiti e attraversati da donne, per le donne.

Ad Alessandria, in queste settimane sta alla ribalta delle cronache una voce, personificata in centinaia di donne che vogliono l’apertura di una “Casa delle Donne”, che domanda uno spazio che sia femminile plurale, che sia tetto per tutte e fucina di pensieri e di idee pensate da e per le donne.

Uno spazio è un concetto ampio e profondo, immenso quando abitato e vissuto con la convinzione e la radicalità di pensiero di chi vuole cambiare il mondo. Esso serve a chi lo attraversa da casa, porto sicuro, sportello, servizio, asilo, riparo. È tante cose, tutte quelle che si riescono ad immaginare.  

“Le radici della memoria sono l’humus da cui partire per trasformare la militanza storica in militanza di lotta, ora più che mai necessaria al movimento femminista alessandrino”. Nelle parole della storica e attivista Maria Teresa Gavazza e nelle azioni di chi anni fa ha aperto, costruito, vissuto, agito la prima Casa delle Donne di Alessandria, troviamo la propedeutica per quello che sarà la nuova Casa delle Donne.

“Dopo tanto tempo che non ci incontravamo – si legge nell’editoriale del numero zero del bollettino “donne in/contro” (nella foto a destra) – ci siamo riunite di nuovo. Siamo un gruppo di donne, di compagne, alcune di noi hanno alle spalle l’esperienza della partecipazione ai vecchi collettivi femministi della militanza in organizzazioni sindacali e politiche, altre sono nuove a qualsiasi tipo di adesione a organizzazioni e movimenti. Tutte quante, però, abbiamo sentito la necessità di trovarci, di stare insieme, di parlare di noi e fra noi, di riprendere in qualche modo i contatti, di uscire di casa dove ci eravamo nuovamente rinchiuse. Ci siamo così trovate, abbiamo cercato un locale per avere un posto nostro, dove stare e fare delle cose insieme, siamo in via Solero 24. Sono una parte dei locali della sede di Democrazia Proletaria (ex Avanguardia Operaia).”

In quello stesso numero ci si interroga sull’aborto – “Movimento per quale vita?” è il titolo di uno degli interventi – e si suggeriscono due proposte di studio: un’analisi storica dei movimenti femministi con particolare riferimento alla situazione alessandrina e un’indagine sulla disoccupazione intellettuale femminile con particolare riferimento alla situazione locale.

Nell’aprile 1982 è sempre lo stesso giornale “donne in/contro” ad annunciare la concessione da parte del Comune di una nuova sede: “Tutte pronte per il trasloco!!!” (foto a sinistra). Il 5 luglio dello stesso anno in via Venezia un importante convegno per i collettivi femministi aperto alla città (foto in basso), e poi seminari e corsi. 

Allora come oggi uno spazio costruito a partire da diverse voci e che, quindi, si concretizza in una molteplicità di momenti, primo fra tutti la possibilità di instillare, nel quotidiano della città, di tutti i cittadini l’idea che solo una società fatta da donne libere possa considerarsi una società  equa e pronta a guarire da secoli di cancrena patriarcale, che ha portato i risultati che bene abbiamo davanti agli occhi.

Dalle città, dal locale parte la riforma di un intero sistema. Per risalire la corrente del pensiero globale e cambiarlo è necessario partire dal locale, dalla realtà prossima e modificabile della quotidianità, così, la battaglia di Non Una di Meno Alessandria ha vissuto oggi una data importante: l’incontro con la giunta comunale al governo della città per la cessione di uno spazio da adibire ad uso della Casa delle Donne. “Abbiamo avuto modo di spiegare a Piervittorio Ciccaglioni chi siamo e da dove nasce la necessità di costruire uno spazio pubblico per le donne – spiega Beatrice, una delle attiviste a colloquio
con l’assessore alle politiche sociali – è difficile capire quale sia l’interesse dell’amministrazione, visto che questo primo incontro è stato soprattutto conoscitivo. L’assessore si è assunto l’impegno di leggere il progetto che abbiamo elaborato e reso pubblico settimane fa e di parlarne con il funzionario delegato e gli altri membri della Giunta.”
Intanto, prosegue il percorso di apertura e dialogo con la città. Non Una di Meno Alessandria invita tutte e tutti all’ assemblea pubblica che si terrà il prossimo 21 aprile alle 17.30 alla Taglieria del Pelo di via Wagner. 

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Abbiamo deciso di ridisegnare la mappa del nostro territorio attribuendo nuovi significati

ai luoghi e ai personaggi che incontreremo sul cammino

Ascolta l’intervista a Non Una di Meno a seguito del colloquio con l’assessore Piervittorio Ciccaglioni

Autore

Elio Balbo

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