La Francia in piazza contro Macron

22 Aprile 2018 | 2018, Numero 4, Politica & Movimenti

Primavera 2018: cinquant’anni esatti dal maggio ’68 francese e parigino. Lungi da noi paragonare, a-priori, questi  2 momenti. Resta il fatto che vedere immagini di scioperi moltitudinari e assemblee in tantissime Università occupate della Francia non può che far scattare, da oltralpe, un meccanismo quasi inconscio di sogno e sovrapposizione. Proprio per essere realisti, pur mantenendo uno sguardo sognante, abbiamo deciso di fare una chiacchierata con due amici novesi, Letizia Lupino e Benni Repetto, che da anni vivono a Parigi.

Avete vissuto direttamente la primavera 2016 (scioperi cgt, nuit debout e liceali) e oggi toccate con mano una nuova fase di riproposizione di conflittualità. Proviamo a fare chiarezza partendo dallo sciopero convocato contro la proposta di ulteriori privatizzazioni dei trasporti. Chi è la Cgt?
Rispondere alla domanda “Che cosa è, chi è la CGT” non è semplice e banale come si potrebbe credere. La CGT dovrebbe essere l’equivalente della Cgil d’oltralpe. A dimostrarne la diversità è, però,  la qualità del conflitto sociale agito… uno sciopero a intermittenza di due giorni su cinque fino a giugno è difficile immaginarselo convocato dai vertici della CGIL del trasporto nazionale!
Se la CGT non avesse indetto gli scioperi e le manifestazioni delle primavere del 2016 e del 2018, difficilmente il movimento studentesco e quello dei lavoratori avrebbero potuto raggiungere una tale ampiezza, questo a prescindere della realtà degli studenti liceali che ha radicalizzato la testa dei cortei convocati dalla CGT (il famoso “Cortege de Tete), e dall’importanza della Nuit Debout (Notte in piedi), la piazza convocata ad oltranza fino a notte inoltrata. Le manifestazioni convocate dalla CGT nel 2016 e in questo inizio 2018 hanno permesso ad altre realtà di confluire in contesti di buona presenza numerica.
Il progetto di riforma della SNCF mira a distruggere il servizio ferroviario pubblico. Tra le principali misure che la CGT dei ferrovieri ritiene inaccettabile c’è la rimozione dello status di ferroviere per i futuri assunti. Uno status, la storica protezione giuridica dei funzionari pubblici, guadagnato attraverso lotte che hanno portato a conquiste sociali storiche. Per i nuovi assunti praticamente cambierà il quadro contrattuale. E poi, la liberalizzazione del settore con l’apertura dell’insieme del sistema ferroviario alla concorrenza, del principio della competizione tra ferrovie, la trasformazione della SNCF da società interamente pubblica a una società a capitale misto, che, secondo la CGT, apre la strada alla futura privatizzazione.
A livello nazionale, la CGT ha già lanciato tre grosse manifestazioni: il 22 marzo, il 3 e il 19 aprile. Per ciò che concerne gli scioperi indetti dalla CGT previsti per questa primavera, la mobilitazione è iniziata ufficialmente martedì 3 aprile e potrebbe durare fino al 28 giugno. La mobilitazione avverrà come scritto sopra, ad un ritmo di due giorni su cinque.
Ma è pur vero che la scelta della CGT di indire un ciclo di manifestazioni con ricorrenza bisettimanale ha già dimostrato sì la sua potenza, ma pure la sua inefficienza appunto nella lotta contro la Loi travail: una dimostrazione ogni 15 giorni non è stata una formula vincente nel 2016, quando a Giugno il movimento si trovò, alla fine di un ciclo comunque significativo, stanco, snervato e sconfitto.
Parte della base della CGT sembra però molto determinata e già rifiuta questa logica e si organizza in assemblee generali per settore proponendo poi azioni e scioperi ulteriori a quelli previsti dalla direzione nazionale. Alcuni settori della CGT, come ad esempio quello dell’Energia (ricordiamo le riduzioni energetiche, i blocchi delle raffinerie!), i dockers, gli spazzini, gli insegnanti, già nella primavera 2016 si erano dimostrati capaci di metter in campo un livello di conflittualità importante. Ed è vero che diversi militanti di base della CGT nel 2016 parteciparono come singoli militanti, al famoso ed offensivo Cortège de Tête, al fianco di compagni autonomi, appellisti, anarchici, liceali. Ma non si può nascondere che il servizio d’ordine della CGT in alcune manifestazioni ha caricato membri del Cortège de Tête stesso, indicati come potenziali casseurs o appunto non accettando la casse eventuale in corso nelle manifestazioni.
La CGT ha finora adottato una condotta che mira alla difesa delle garanzie e dei diritti sociali ancora esistenti. Questo importante sindacato ha davanti la possibilità di giocarsi una scommessa forte: alzare ancora il livello e praticare un attacco diretto ai processi di valorizzazione del capitale, fare male a Macron, alla sua governamentalità del capitale, contribuire, spingere per la messa in opera di un grande sciopero sociale, e, secondo l’ipotesi di diverse e persino opposte aree politiche, puntare su una interruzione dei flussi di capitali, in particolare quelli della logistica.

Il mondo universitario è in profondo subbuglio, le immagini dell’Università di Paris-Nanterre 2 con quasi 1500 persone che decidono di continuare l’occupazione in assemblea colpiscono molto. Su quale vertenzialità si sta giocando questa partita?
Nelle università si attua principalmente una mobilitazione contro la legge ORE (Orientation et Réussite des Etudiants) Orientamento e successo degli studenti, che prevede un nuovo regolamento di accesso alle Università. Dopo la maturità (il bac, abbreviazione di baccalauréat), essa stessa soggetta a riforma, lo studente chiede di poter accedere all’Università che più rispecchia i suoi interessi culturali. Le Università sature di domande già prima della legge ORE potevano rifiutare delle iscrizioni. Ciò che si aggrava con questa nuova legge è il processo di selezione ancora più mirato delle iscrizioni, le quali saranno affidate ad un algoritmo dal nome Parcoursup. Questo algoritmo, gestito in parte liberamente dalle facoltà, classificherà lo studente principalmente sulla base del suo andamento scolastico pregresso, (poiché le pagelle degli ultimi due anni di liceo saranno caricati sulla piattaforma dal collegio docenti), e, tra le altre cose, sarà valutata anche la vicinanza di domicilio dello studente rispetto alla Facoltà. All’interno del governo si è aperta una discussione su questo modo di selezione perché giudicato non pienamente trasparente siccome non è dato sapere come l’algoritmo arrivi alle sue conclusioni. Neanche l’Università è obbligata a pubblicare in maniera esaustiva i suoi criteri di selezione. Ma l’elemento più importante è quello rilevato dagli studenti: molti di loro potranno trovarsi senza un posto nelle facoltà pubbliche favorendo dunque le iscrizioni, per i pochi che potranno permetterselo, nelle facoltà private.
Gli studenti denunciano questo sistema perché in questo modo l’Università cessa di essere un servizio al cittadino e quindi un servizio pubblico. Questo perché l’Università si apre completamente alla logica di mercato ragionando complessivamente sul piano dell’offerta e non sulla domanda sociale, e limitando, di fatto, il campo di accesso ai saperi. Lo studente diventa una merce, un capitale umano da reinvestire nel mercato neoliberale.
Gli studenti rivendicano un sistema di accesso universitario democratico, la maturità come unico titolo di accesso. Chiedono un sistema pubblico che sia più al servizio delle classi popolari che sono le maggiormente colpite da questo sistema selettivo che produce esclusi.

Il ruolo dei media mainstream. In che modo si sta raccontando questa fase?
Una banalità, che è sempre bene ricordare, è che i media mainstream danno voce solo alle personalità di rilievo e negano, travisano o strumentalizzano la parola delle istanze collettive, che vengono dal basso. Possiamo prendere ad esempio l’intervista al Rettore dell’Università di Paris 1 che è andata in onda martedì 17 aprile. Il signor Georges Haddad ha lamentato che all’interno della filiale di Tolbiac, occupata dal 26 marzo, venisse fatto uso di droghe, che venisse praticato sesso e nello stesso tempo prostituzione, che gli studenti fossero in possesso di armi bianche e pure di molotov. Durante questa intervista delirante, il presidente ha chiesto l’intervento del Ministero dell’Interno e delle Forze dell’Ordine per sgomberare la facoltà.
Dalle prime occupazioni ad oggi i media sono solo riusciti a criminalizzare le feste organizzate dai giovani e a deridere certe modalità scherzose della loro comunicazione, come ad esempio le loro famose conferenze stampa in cui intervenivano in pubblico mascherati.
Persino sulla lotta dei ferrovieri i media mainstream danno poco spazio alle rivendicazioni degli scioperi, fanno passare i lavoratori delle ferrovie per privilegiati, preferendo invece raccontare delle difficoltà enormi incontrate dai passeggeri per recarsi giornalmente al lavoro, selezionando le interviste e scegliendo come soggetti precari, interinali, colf, e altre categorie isolate e per questo senza diritti, che quindi i media mainstream in maniera sensazionalista fanno passare quali vittime dei capricciosi ferrovieri. Nonostante la narrazione mainstream questo movimento sta riscontrando molta solidarietà. Un esempio è la colletta lanciata lo scorso 23 marzo da scrittori, registi e accademici a sostegno dello sciopero degli operai delle ferrovie che ha superato gli 800.000 euro.

Dalle notizie che giungono pare che il più grosso terrore del Governo Macron sia una definitiva saldatura, convergenza tra lavoratori e studenti. Avete preso parte a momenti assembleari nei quali si è materializzata, ha preso forma questa unione di intenti?
Da quando siamo arrivati a Parigi, nel 2013, sentiamo parlare di Convergences des Luttes.
Anche oggi la formula “convergenza delle lotte” è pronunciata come incantesimo. Ma è complicato produrla. Gli studenti hanno ospitato nelle assemblee universitarie alcuni ferrovieri, postini, personale ospedaliero e viceversa. Una vera “convergenza” dovrebbe essere però non solo una semplice presenza vicendevole nelle rispettive assemblee, ma un piano d’azione comune. E’ questo ad essere difficile.
La convergenza delle lotte non dovrebbe essere solo una giustapposizione di scioperi e manifestazioni. Dovrebbe anche avere luoghi e date, strategie in cui davvero convergere, insomma studenti, ferrovieri e altre realtà in lotta dovrebbero organizzare e praticare insieme le condizioni per una vittoria comune.

Siamo di fronte ad un  movimento che potrebbe esondare le ragioni “vertenziali” e tramutarsi in una moltitudine che mette in discussione, dalle fondamenta, la governance neo-liberista incarnata da Macron?
Sembra evidente che almeno una parte della popolazione sia consapevole che Macron abbia intrapreso una guerra contro il settore pubblico e in generale contro le frange del popolo più deboli. Alcuni esempi sono le forme di controllo sulle disoccupazioni che fanno sì che il disoccupato debba continuamente dimostrare di essere in cerca di lavoro; l’attacco ai pensionati attraverso l’aumento delle tasse e in particolare l’aumento della Csg, il Contributo Sociale Generalizzato, quello che finanzia la previdenza sociale; il taglio dei posti nell’amministrazione pubblica. Al contempo Macron sta operando “regali” alla società francese più ricca come l’abolizione dell’Imu, il taglio dell’imposta patrimoniale, la riduzione dell’imposta sui profitti.
I numeri delle piazze e questi dati ci fanno supporre che potremmo essere di fronte ad una moltitudine “in potenza”.
Gli studenti, i ferrovieri e gli altri protagonisti di queste mobilitazioni devono, però, arrivare a formulare insieme proposte tattiche e strategiche, al di là delle differenze e degli obiettivi singoli, scommettendo tutto sul terreno comune che li unisce: il rifiuto delle politiche ultraliberiste e dei loro rappresentanti.
La mobilitazione sociale attuale è potenzialmente decisiva per il numero di settori interessati. Ed ovunque si parla di fare convergere le lotte. Chi spinge per questa convergenza delle lotte certamente ha l’ambizione di arrivare alle dimissioni del governo Macron e del suo mondo.
La scommessa sarebbe quella di estendere e amplificare lo sciopero sempre di più, e compiere azioni in comune, organizzarsi per bloccare insieme settori strategici.
Infine e ancora ci chiediamo: queste parti diverse che compongono questo movimento sono già una moltitudine che possa metter in discussione la governance neoliberale macronista?
Non ancora forse, ma è evidente la difficoltà attuale del giovane presidente francese. A Macron è scappato di mano il bandolo della matassa, vive evidentemente una crisi di legittimità governamentale, in pochi mesi ha subito un calo di credibilità, continua a moltiplicare i nemici  e quindi è costretto ad usare la forza e tornare alla barbarie, altro che presidente delle start up!

Autore

Omar Yacef

ph. Paris Luttes Info

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