Dobbiamo smettere di guardare i porno?

30 Aprile 2018 | 2018, Generi & Femminismo, Numero 5

Sono un ragazzino, ho da poco compiuto 13 anni. Sento che da qualche anno il mio corpo sta cambiando, mi manda messaggi che mi piacciono ma che spesso non capisco. In casa il sesso è un vero e proprio tabù, a scuola non ne parliamo neanche.
Per fortuna ci sono i porno.

Sono una giovane donna di trent’anni, come tante non mi piaccio, non sto bene nel mio corpo, non ci sono mai stata bene. Il sesso mi piace, ma ho paura di non essere brava, di non eccitare abbastanza. Così ho deciso di studiare le professioniste, le attrici dei porno online e quando faccio l’amore con il mio compagno cerco di imitare i loro gesti.

Sono un uomo sulla cinquantina, con mia moglie le cose a letto non vanno da un po’, ormai siamo entrambi brutti e stanchi. Così ogni tanto guardo un porno, per ricordare e desiderare una prestanza che non ho mai avuto, idealizzando una sessualità asettica e meccanica tra corpi perfetti che non mi è mai appartenuta.

Sono una donna adulta e sono lesbica. Non lo sono sempre stata, o almeno prima non lo sapevo. L’ho scoperto quando ho incontrato la mia compagna e ci siamo innamorate. Il sesso all’inizio è stato uno scoglio. Non sapevo come fare, cercavo su internet, sui siti porno, mi attrezzavo con vibratori e cetrioli; ci ho messo un po’ a capire che il sesso non implica per forza la penetrazione.

Insomma, chiunque io sia, almeno una volta nella vita, un porno l’ho guardato.

Ma cos’è davvero il mondo del porno?
Nell’epoca di internet la pornografia rappresenta uno dei più grandi business esistenti su scala mondiale e, per stare al passo con la concorrenza, si fa sempre più spinta, intraprendente, ricercata.
La home di qualsiasi sito porno ci presenta prima di tutto una distinzione in categorie, dal bondage al sesso in pubblico, dalle orge ai blowjobs. Sono tutte categorie pensate per rispondere a presunte esigenze e fantasie maschili: interi minuti di noiosissimo sesso orale, point of view che neanche da un ginecologo, definizione di tipologie sulla base delle caratteristiche fisiche delle donne: bionde, rosse, more, nere, asiatiche, giovani, anziane, tettone, tettine, magre, grasse…
Alle donne di solito viene dedicata una categoria specifica, l’erotico, in cui si fanno le stesse cose ma in maniera più soft, chissà poi perché.

Lo sviluppo delle nuove tecnologie ha poi aperto il campo al porno amatoriale e i canali di diffusione si sono moltiplicati, attaccando i già precari valori del consenso e della consapevolezza degli attori. Basti pensare al caso di Tiziana, la ragazza che si è suicidata nel 2016 a causa degli insulti, delle derisioni e dei giudizi seguiti alla pubblicazione, da parte di un ex fidanzato, di un video in cui i due facevano sesso.
Ma non è solo il porno amatoriale a muoversi in bilico tra consapevolezza, scelta, violenza e ricatto. Anche tra i professionisti il limite non è sempre ben definito: è solo di pochi giorni fa la denuncia dell’attrice americana Leigh Raven nei confronti di un collega e di un regista che, durante la registrazione di una scena hard, ignoravano le sue richieste di stop e continuavano a riprendere quella che stava assumendo le caratteristiche di una violenza sessuale.
Eclatante è stato anche il caso delle attrici giapponesi che nel 2016 sono uscite dall’ombra per denunciare i ricatti e gli abusi con cui le donne vengono forzate fin da quando sono molto giovani a lavorare nel settore.

Come comportarsi di fronte ad uno scenario in cui è sempre più difficile accertare il livello di scelta delle protagoniste e dei protagonisti? Come comportarsi di fronte alla categorizzazione schematica del sesso, che inquadra i gusti e pone linee di demarcazione nette tra hard e soft, tra normale e perverso, tra ciò che si può fare alla luce del sole e ciò di cui invece è bene vergognarsi?

La prima risposta che viene in mente è: smetto di guardare i porno, limito la mia sessualità a quella della camera da letto. Ma è davvero giusto rinunciare al piacere dell’eccitazione, al desiderio di sperimentare, conoscere, godere?

Forse esiste un’altra strada, tutta da sperimentare, in cui il sesso si affronta come qualcosa di “normale”, da non nascondere, ma da mettere anzi in relazione con gli altri ambiti della vita.
È necessario partire dalle scuole, dalle case, dalla consapevolezza del proprio corpo, dei propri desideri e di quelli degli altri, per percorrere una strada in cui il sesso non è relegato al pudore e alla vergogna, ma contamina e si fa contaminare dal mondo.
Esistono progetti, come quello di Fuck for Forest in cui è possibile caricare e guardare video e foto di ogni tipo senza distinzioni in categorie, a patto che tutte e tutti coloro che compaiono diano il loro benestare con un video da inviare alla redazione del sito. Gli attivisti e le attiviste che gestiscono la pagina “sfruttano” il sesso e l’erotismo per promuovere e sostenere interventi a difesa dell’ambiente in centro e sud America e da “disdicevoli” attori e attici porno si sono trasformati in voci autorevoli tra e per le popolazioni locali (nella foto in alto un’attivista illustra il progetto nel corso di un incontro pubblico .ndr).

Insomma, al di là di visioni manichee e pregiudizi bigotti, è possibile che attraverso la riappropriazione del proprio corpo, del proprio piacere e della propria sessualità si arrivi anche ad aprire nuovi spazi di consapevolezza su di sé e sul mondo.

*La foto di copertina originale dell’articolo è quella che riportiamo di seguito. Abbiamo dovuto cambiarla affinchè questo contenuto non fosse “bloccato” dagli “Standard della community” di Facebook 

 

Autrice

Marta Pampuro

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