Fake news, Aristofane e il bisogno di satira

30 Aprile 2018 | 2018, Cultura & Underground, Numero 5

Quella del giornale satirico online Lercio è una parabola costruita dalla geniale semplicità di una idea innestata sul sistema di flusso di informazioni del contemporaneo. Lercio ha saputo connotare di umorismo surreale e metanarrativo alcuni dei meccanismi stessi di quel flusso veicolati dai social-media e dall’informazione 4.0. La pagina Facebook del giornale satirico conta oggi più di un milione di like e la tecnica metanarrativa del Lercio, basata sull’assurdo e la relazione debole tra realtà e verità, ha permesso il travalicamento del senso stesso di Lercio e l’apertura, da parte di terzi, di una pagina Facebook intitolata “Ah ma non è Lercio?” che raccoglie articoli di giornale reali, ma tanto assurdi da non sembrarlo.
In occasione dello spettacolo Alessandrino di Lercio, il 5 maggio al Laboratorio Sociale, abbiamo fatto quattro chiacchiere con uno dei suoi redattori su fake news, Aristofane e bisogno di satira.

Chi siete? Da dove venite? Qual è la vostra missione?
Siamo circa 25 appassionati di satira sparsi in tutta Italia (e oltre, in un paio di casi) che si sono conosciuti quasi 10 anni fa partecipando alla Palestra di Daniele Luttazzi e che poi hanno deciso di continuare a fare qualcosa insieme aprendo la pagina satirica Acido Lattico (che esiste ancora!). Nel 2012, quando uno di noi, Michele Incollu, ha creato il sito di Lercio.it, siamo subito rimasti folgorati dalla sua idea, soprattutto perché forniva l’occasione di provare a scrivere qualcosa che andasse oltre la mera battuta di poche righe a corredo di una notizia reale.
La nostra missione si può dire che si sia rivelata qualche tempo dopo la nostra nascita, quando, cioè, si è cominciato a parlare di post-verità e del pericolo legato alla diffusione delle fake-news. Noi ci prefiggiamo di divertire chi ci legge ma se oltre a ciò riusciamo anche a spingerlo a chiedersi, prima di condividere una notizia sui social, se sia reale o una bufala o un articolo satirico, allora si può dire che il nostro obiettivo sia davvero raggiunto.

Oggi siete l’organo di satira più seguito in Italia, ve lo aspettavate?
In realtà no, eravamo partiti con ambizioni molto più limitate, tipo aiutare Obama a conquistare un secondo mandato, poi la situazione ci è sfuggita di mano e la faccenda si è fatta terribilmente seria.
All’inizio della nostra attività l’unico indice per valutare l’impatto dei nostri articoli erano i like su Facebook e ci siamo resi conto che aumentavano con una progressione davvero significativa e in pochi mesi Lercio aveva già superato il seguito del suo fratello maggiore Acido Lattico, nato parecchio tempo prima.
Poi sono arrivati i premi Macchianera e il riconoscimento a Forte dei Marmi, anche se la consacrazione definitiva l’abbiamo avuta quando i sostenitori del M5S ci hanno garantito che una volta al governo ci avrebbero tagliato i fondi per l’editoria (che non abbiamo mai preso): lì abbiamo compreso di essere sulla strada giusta.

Il Male, Frigidaire, Cuore, Tango a tratti Linus. È quello il solco della tradizione satirica entro il quale vi inserite? Altre influenze?
Le influenze all’interno della Redazione di Lercio sono svariate, soprattutto perché siamo di età molto diverse che coprono un arco di circa 25 anni. Per cui, quelli più “attempati”, quali il sottoscritto, ricordano ancora le false copertine de Il Male, ma sono cresciuti soprattutto con i funambolici titoli di Cuore. I più giovani, invece, sono sicuramente più influenzati dalla fruizione dei monologhi satirici di diversi comici inglesi e americani possibile grazie a Youtube. Non vanno poi dimenticati, comunque, i capisaldi della letteratura umoristica e satirica di qualunque epoca, come Aristofane, Swift, Mark Twain e Woody Allen.
Ma forse i due numi ispiratori di Lercio sono soprattutto Daniele Luttazzi, che ci ha dato la possibilità di incontrarci e condividere la nostra passione per la satira, e The Onion, la rivista, poi diventata sito, di fictional news nata nel 1988 e probabilmente vero apripista per quanto riguarda la satira sul web. Ah, naturalmente Berlusconi continua a essere un’ispirazione inesauribile per ogni redattore di Lercio!

Cosa è cambiato nel modo di fare satira da quei tempi?
Il tipo di satira che propone Lercio, che nasce da una parodia di un certo modo roboante di fare informazione, ha visto forse un cambiamento cruciale nella sempre crescente sfiducia rivolta verso gli organi di informazione tradizionali.
Ai tempi delle false copertine de Il Male, il corto circuito era dovuto al fatto che un quotidiano, tipo Paese Sera, fonte di informazione autorevole per eccellenza, presentasse una notizia sconvolgente come l’arresto di Ugo Tognazzi perché capo delle Brigate Rosse. Non si poteva non pensare che fosse falso, visto che il contesto era quello serio di una testata giornalistica. Adesso, invece, c’è una vasta categoria di persone che non crede a una data notizia proprio perché la diffonde una fonte tradizionale, per cui
inevitabilmente in mano a un qualche potere forte che la condiziona, mentre propende a fidarsi di una foto anonima su FB, identificato in qualche modo come spazio in cui non c’è modo di censurare la verità.
Oggi, poi, con internet e i social, è praticamente alla portata di tutti poter diffondere battute o contenuti satirici. Quello che non è cambiato è che se si vogliono proporre dei buoni contenuti satirici occorre informarsi e cercare di conoscere bene la materia su cui ci si vuole esprimere. Per esempio, se continui a parlare di governi non eletti dal popolo non stai facendo della buona satira.

La relazione fra satira e società è lo stesso?
Il ruolo della satira si può dire non sia mai cambiato nei 2400 anni che ci separano da Aristofane, lo dimostra la grande popolarità di cui ancora godono le sue commedie, e i temi di cui si occupa continuano ad essere politica, sesso, religione e morte. Perché non importa se il mezzo per esprimersi sia un’opera teatrale, un film o un tweet, ci sarà sempre qualcuno che si indignerà per qualcosa che ritiene ingiusto e che decide di combatterlo mentendone in mostra gli aspetti ridicoli o grotteschi, di modo che più gente possibile attorno a lui possa provare la sua stessa indignazione. La relazione tra artista satirico e pubblico è, nel social-media, totalmente immediata, ovvero la fruizione del vostro modo di fare satira non è eterodiretto, come lo era un tempo sulle riviste succitate, ma aperto alla risposta e alla ripicca da parte di tutta quella parte di pubblico che non accetta la satira o la trova addirittura disturbante.

Qual è la vostra modalità di relazione con chi non possiede gli strumenti di critica per la satira?
Be’, noi crediamo nello scambio franco e aperto con i nostri critici o hater. Non a caso abbiamo un hacker in grado di scoprire dove abitano e un paio di ex agenti del Mossad campioni di krav maga che mandiamo a suonare il loro campanello per chiarirsi come farebbe qualsiasi persona civile. Detto questo noi crediamo in un principio molto semplice, che dovrebbe valere per qualsiasi pagina o sito che non stia violando la legge o lanciando espliciti messaggi razzisti o fomentatori di odio: Non ti piacciamo? Non leggerci.

Il mondo dell’informazione è inondato da fake-news, post-verità, bufale: la satira oggi come si fa?
Come dicevo in una delle risposte precedenti, il lavoro richiesto a chi vuole scrivere satira è sempre lo stesso: documentarsi. E una volta raccolto il materiale e le informazioni sufficienti bisogna capire cosa si vuole farne. Prima di scrivere una battuta o un articolo, ci si dovrebbe chiedere: chi è il bersaglio che voglio colpire e cosa ha fatto per meritarsi di essere preso di mira? La satira deve continuare a sbeffeggiare il potere ma forse una delle differenze fondamentali rispetto ai tempi all’Atene del 400 a.C. è che oggi l’opinione pubblica, soprattutto grazie alla Rete, è diventata una potenza e come tutti i poteri quando abusano del proprio ruolo, anche i cittadini diventano meritevoli di diventare bersaglio della satira. Sempre Aristofane diceva che “ingiuriare i mascalzoni è cosa nobile, a ben vedere significa onorare gli onesti”. Ecco, un cittadino che non legge e non si informa ma è comunque pronto a diffondere i propri o altrui messaggi complottisti e le peggiori bufale è un mascalzone e la satira non solo ha il diritto ma il dovere di metterlo alla berlina, o almeno di fargli bere una bottiglia di Coca-cola e Mentos.

Il Lercio si esibirà sabato 5 maggio sul palco del Laboratorio Sociale, in via Piave 63.

Autore

Elio Balbo

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