Con i centri commerciali chiusi, cosa farete la domenica?

20 Settembre 2018 | 2018, Numero 15, Reddito & Capitalismo

E ora che vi chiuderanno i centri commerciali di domenica, che cosa farete? Si, è questa la domanda che migliaia di persone dovrebbero porsi, non la presunta perdita di posti di lavoro, la crescita dell’e-commerce o il diritto del consumatore a soddisfare oramai un bisogno fondamentale: consumare. Il quesito non è banale e riguarda l’organizzazione del lavoro e l’organizzazione del tempo “liberato”, non solo dal lavoro stesso ma dalle esigenze dell’economia e del consumo. Per rispondere proviamo a riepilogare le ultime vicende in merito alle dichiarazioni del Ministro del lavoro sulle chiusure domenicali.

La proposta pentastellata prevede la chiusura dei centri commerciali nelle principali festività, giorni di aggregazione per famiglie e amici (Natale, Pasqua, Primo maggio, ecc.), e per le restanti domeniche un meccanismo di turnazione, ove un centro commerciale su quattro rimarrebbe aperto e i restanti chiuderebbero, la scelta sarebbe delegata al sindaco in accordo con i commercianti. Diverse sono però le deroghe per alleggerire la portata del provvedimento ed escludere dall’obbligo di chiusura: esercizi commerciali che somministrano bevande o alimenti, rivendite di monopoli, aree di servizio lungo autostrade, stazioni ferroviarie e aeroporti e infine esercizi commerciali situati in zone turistiche. La deroga più importante è però quella per cui tutti gli esercizi commerciali potranno tenere aperto sei giornate festive, previa comunicazione, consentendo un’apertura domenicale al mese più le sei della deroga. Le prime reazioni negative all’annuncio di Di Maio sono state bipartisan, minacciando disoccupati in massa e consumatori esautorati. C’è stato addirittura chi, come Renzi, ha polemizzato dichiarando che sarebbe coerente “bloccare treni, bar, stadi e cinema”; mischiando servizi pubblici essenziali come il treno e servizi culturali come il cinema con l’esigenza commerciale dei grandi supermercati, dandoci la prova di un’opposizione sconclusionata e a caccia di farfalle. In realtà la mossa grillina è il risultato di una riflessione sociale che si è innescata dalle liberalizzazioni del governo Monti e che ha visto proposte di legge di qualsiasi partito (incluso il pd), in direzione di una regolazione al commercio festivo. Non è prevista nessuna “serrata” dei grandi centri commerciali o come alcuni giornali titolano un ritorno al passato antimoderno, ma semplicemente una regolazione mite e uno sguardo comprensivo ai lavoratori e ai piccoli imprenditori schiacciati dai colossi del commercio. L’obiezione principale alla parziale chiusura delle domeniche è l’assist involontario al commercio online, chi rivolge questa critica non considera diversi fattori: tutti i grandi centri commerciali già usano e sfruttano le proprie piattaforme online per gonfiare le cifre d’affari, mettendo in concorrenza il lavoratore fisico e il digitale. Inoltre, il calo dei consumi nella vendita fisica non è dettato da fluttuazioni economiche ma sarà una costante del sistema economico a cui dovremo abituarci e attrezzarci, e che non sarà lenita dalle domeniche liberalizzate. Tutte questioni che gli amministratori delegati delle multinazionali conoscono bene, e già si stanno muovendo per ingabbiare il consumatore: trasformare il centro commerciale in un luogo di socialità e di intrattenimento, dove lo shopping non è nient’altro che la condizione base per essere ammessi al teatro del consumo. Così gli spazi dedicati alla musica dal vivo, alla ristorazione e alle attività creative saranno sempre più numerosi all’interno dei grandi spazi commerciali, dove tutti potremo sfruttare il nostro tempo libero nel tempo del consumo.

Da qui nasce l’esigenza di un tempo “liberato”, un tempo reso disponibile dagli obblighi familiari e da quelli lavorativi, necessario per lo sviluppo spirituale, psicologico e politico delle persone, e la domenica rappresenta proprio quell’occasione per godere di un tempo libero comune da trascorrere al di fuori dei non luoghi, spazi di conformismo culturale. La sfida del domani è trasformare il tempo libero da periodo di pausa dal lavoro, dalla famiglia e dalle esigenze quotidiane a valore culturale per progettare, conoscere e partecipare alla costruzione della propria vita aldilà degli aridi meccanismi imposti dai ritmi moderni. La qualità futura della nostra vita si gioca anche su queste battaglie.

Autore

Andrea Sofia 

ph. Paolo Gambaudo

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