Dai diamanti non nasce niente, dai fanghi nasce la mobilitazione

27 Settembre 2018 | [Mappe], 2018, Ambiente & Greenwashing, Numero 16

AgriBio Srl, un nome facile da ricordare e che prova a infondere sicurezza facendo una crasi tra l’agricoltura di cui la provincia di Alessandria, in gran parte, vive e il biologico che ogni cittadino attento all’ambiente predilige.
Sull’azienda che intende costruire un impianto di recupero e riutilizzo di fanghi da depurazione biologica a Carentino, però, si sa poco altro. È sul mercato da febbraio 2018 e ha sede in Piazza Giorgio Ambrosoli n. 13 ad Alessandria, anche se a quel civico non sembra corrispondere nulla né di agri né di bio.
La richiesta depositata negli uffici della Provincia di Alessandria è stata valutata durante la conferenza dei servizi dello scorso venerdì che ha rigettato il progetto a causa delle sue gravi lacune sul piano tecnico e suggerito ai proponenti di ritirarlo e ripresentarlo dopo le dovute modifiche.
Ad aver sentito fin da subito puzza di bruciato è stato il Comitato 3A, formato dai cittadini e dalle cittadine di Carentino e dei paesi limitrofi che si sono mobilitati per denunciare l’irragionevolezza del progetto che avrebbe potuto avere un significativo impatto sull’ambiente, con una previsione di circa 30 mila tonnellate di rifiuti trattati in un anno. Il tutto nell’area dell’ex Eurocap, vicina alle abitazioni e ad alcuni pozzi che sarebbero esposti al rischio di contaminazione.
È proprio l’Acqua una delle tre A del Comitato che nasce l’anno scorso e si rivitalizza quest’estate, percependo il progetto di AgriBio Srl come una vera e propria minaccia anche per l’Ambiente e l’Aria che si respira in quella zona al confine con l’astigiano, nel cuore del Monferrato, tra vitigni e borghi patrimonio dell’Unesco.
È dalla base che nasce la necessità di capirne di più e di raccogliere pareri tecnici per dare forma alle preoccupazioni manifestate dagli uomini e dalle donne di Carentino, Oviglio, Frascaro, Bruno, Bergamasco. “Mi ha profondamente colpito – spiega la presidentessa del Comitato Patrizio Farello – questo spontaneo risveglio dall’individualismo che ormai pervade la nostra società.”
Un coinvolgimento ampio e transgenerazionale che ha portato centinaia di persone a partecipare alle assemblee pubbliche di sensibilizzazione e informazione, ai presidi davanti alla Prefettura e all’ultimo, venerdì, davanti alla conferenza dei servizi. “Venerdì eravamo tanti e c’erano anche i giovani – racconta Patrizia – Studenti e studentesse che avrebbero dovuto essere a scuola e che, invece, hanno voluto dimostrare di aver preso consapevolezza rispetto al fatto che di ambiente dobbiamo occuparci tutti.”
È proprio a partire da questa consapevolezza che il Comitato continuerà ad occuparsene, assicurando di non poter essere soddisfatto di questo primo no. “Sappiamo che il progetto può essere ripresentato – avverte la presidentessa – e, per questo, già la prossima settimana torneremo ad incontrarci e ad organizzare momenti di confronto con gli altri comitati e associazioni del territorio che, con la loro esperienza, ci hanno aiutato a costruire il nostro percorso e, soprattutto, a non sentirci soli.”
I social network, infatti, sono stati importanti per creare una rete di contatti e diffondere informazioni, ma l’esigenza maggiore è stata quella di tornare a “vedersi”, a riconoscersi come parte di una comunità che condivide un obiettivo. È attraverso questo contatto visivo e fisico che scorre la linfa che permette ai movimenti sociali e ai comitati popolari di essere attori nella vita e nella difesa del proprio territorio.
“Il Comitato 3A – conclude Patrizia Farello – farà ancora molto rumore”.
E quel rumore potrebbe trasformarsi in musica per le orecchie di chi crede che un altro modello di sviluppo sia possibile e che la salute dei cittadini e delle cittadine venga prima di ogni altro interesse.

Ascolta l’intervista

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Abbiamo deciso di ridisegnare la mappa del nostro territorio
attribuendo nuovi significati ai luoghi
e ai personaggi che incontreremo sul cammino

Autrice

Lucia Tolve

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