Fenomenologia del pendolare – Quarta parte

11 Ottobre 2018 | Cronache dal pendolarismo, Numero 18

Questa volta – dopo aver parlato dell’invadente, dell’incazzato e del rassegnato – faremo una digressione dalla nostra analisi della fenomenologia del pendolare per occuparci di una figura collaterale. Il “viaggiatore occasionale”. Si può dire che quello che il pendolare sviluppa con il viaggiatore occasionale sia un rapporto ambivalente. Di amore-odio. Da un lato vorrebbe infatti prenderlo sotto alla sua ala, proteggendolo dagli orrori ferroviari. “Scusi, è il treno per Genova?” chiede il viaggiatore occasionale. Basterebbero un sì o un no. Ma il pendolare è un archivio vivente di orari, coincidenze, annunci. Non può limitarsi ad un monosillabo. “Sì, è il 2525 delle 17,30 diretto a Genova Brignole”. E se non gli sembrasse di strafare, l’istinto gli suggerirebbe anche di aggiungere: “Effettua fermate nelle stazioni intermedie di Torino Lingotto, Trofarello, Villanova, Villafranca etc…”. Quella che il pendolare prova per il viaggiatore occasionale è insomma un’empatia profonda. Lo si intuisce dallo sguardo di umana commiserazione quando l’altro domanda “di solito questo treno è in orario?”. O dalla sincera pietà che esprime quando il viaggiatore occasionale spiega di avere solo dieci minuti di tempo per la coincidenza a Genova. Dall’altro lato, pero’, per il pendolare l’incontro con il viaggiatore occasionale è anche un’imperdibile occasione per comunicare con il mondo esterno, per far trapelare le ingiustizie e le vessazioni alle quali lui, in quanto appunto irrimediabilmente pendolare, è sottoposto da anni. Comincia così a snocciolare le tragiche esperienze ferroviarie patite nel tempo. Racconta dei ritardi, del gelo in pieno inverno e dei cinquanta gradi in estate, del calvario dei bus sostitutivi. Parla con passione della volta in cui ci sono volute quattro ore per percorrere trenta chilometri e, per concludere con il botto, di quando dal finestrino si vedevano le fiamme all’esterno del treno in corsa (fatto realmente accaduto a chi scrive. n.d.r.). Gli apre il suo cuore, insomma. Ecco, il viaggiatore occasionale non lo sa, ma dalla sua reazione a questi racconti apocalittici dipende quasi la sua sopravvivenza. Può dimostrare comprensione e solidarietà, guadagnandosi così l’eterna gratitudine del pendolare. Oppure può dare una di quelle risposte che lo condanneranno all’odio eterno. Della serie “mah, mi sembra strano, io non prendevo un treno da 25 anni ma mi sembra che si viaggi proprio bene”, oppure “io non viaggio mai in treno, ma sei anni fa mio cugino lo ha preso una volta da Porta Nuova a Lingotto ed era in perfetto orario”. Ecco, se tu che stai ascoltando sei un viaggiatore occasionale accetta un consiglio. Evita frasi di questo tipo quando ti imbatti in un viaggiatore abituale. O su di te verrà invocata l’eterna maledizione del Dio dei pendolari.

[cronache dal pendolarismo – rubrica a cura di Fabio Bertino]
Il racconto di un uomo qualunque impegnato in una quotidiana impresa eccezionale:
viaggiare da Alessandria a Torino con un treno regionale

Ascolta “Fenomenologia del pendolare”

Musica – Hang Massive – Once Again

Giancarlo Adorno legge Fenomenologia del pendolare

Autore

Fabio Bertino 

ph. Paolo Gambaudo

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