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Ecco perché l’8 dicembre sarò in piazza a Torino

6 Dicembre 2018 | 2018, Numero 26

Da ormai tredici anni l’8 dicembre non è più una data qualunque ma rappresenta una sorta di “suono dolce” che richiama alla mente uno dei momenti di espressione popolare e territoriale più forte degli ultimi vent’anni. Fu quella la data della liberazione di Venaus, la plastica dimostrazione della capacità di un’intera valle di opporsi ad un sopruso violento calato dall’alto, ad un’occupazione militare di un pezzo di suolo.
Non è tanto il fatto che quella giornata, insieme a tante altre, produsse l’indietreggiamento dello Stato, costretto a cambiare più e più volte il progetto fino ad abbandonare il campo di Venaus definitivamente. Quel campo – libero e liberato – oggi, accoglie miglia di uomini e donne al Festival Alta Felicità.
Quel giorno il Movimento diventò grande, fu in grado di prendere per mano tante istanze territoriali che si trovano nelle culle, di raccontargli che si può resistere, che il potere può essere messo in imbarazzo da migliaia e migliaia di corpi.

Il mio primo “contatto” con la Valle è stato 4 mesi dopo, l’11 aprile 2006 quando cinquecento persone dalla Val Susa raggiunsero il Basso Piemonte, per manifestare contro il Terzo Valico.
Fu un’esplosione di solidarietà, vicinanza, comunione di intenti ad un territorio che si confrontava, per la prima volta in una piazza, contro l’arroganza di chi proponeva il Terzo Valico dei Giovi.
Ad Arquata vidi per la prima volta i No Tav. Ricordo che chiamai Claudio, che quel giorno si trovava in ospedale, e gli chiesi di raccontarmi chi erano i Valsusini e perché da Susa, Bussoleno, Venaus erano partiti a centinaia per Arquata e Serravalle Scrivia. Mi disse “perché per loro non è solo un treno…” e tanto bastò perché me ne innamorassi.
Fu quello il primo abbraccio, genuino e spensierato, un abbraccio che continua tutt’ora e che sabato 8 dicembre si rinnoverà.

Raccontare i giorni, gli istanti, i passi percorsi fianco a fianco è per me scorrere un album di famiglia che sabato, nel corso del corteo nazionale convocato a Torino, si riempirà di nuove foto.
Una foto che racconta centinaia di passi, che raccoglie migliaia di volti.

Sarò a Torino sotto una delle pochissime bandiere che mi rappresenta fino in fondo, quella che esprime l’amore per un territorio e per il Movimento che lo difende, quella che sventola in Val Susa ma racconta di una lotta più ampia che non riguarda solo quel treno ma la prospettiva di un modello di sviluppo diverso e di una tutela dei territori che in qualche modo ci riguarda tutte e tutti, quella con il treno barrato, quella con il vecchietto che impreca.

 

Su Giap, il blog di Wu Ming, l’articolo “Il presente e il futuro del movimento #notav. Note dopo l’ultimo mese e verso l’8 dicembre”.

Sul sito NoTavTorino alcuni approfondimenti che chiariscono le motivazioni del “no” all’alta velocità Torino-Lione:
inutile, in quanto non giustificata da ragionevoli previsioni di traffico merci e passeggeri
dal costo insostenibile tutto a debito della spesa pubblica e proiettato sulle generazioni future erodendo ulteriormente risorse dedicabili a scuola, sanità, pensioni e stato sociale 
– con un successivo bilancio di esercizio in passivo da ripianare sempre mediante la spesa pubblica 
– che favorirebbe la crescita dell’intreccio perverso partiti-imprenditori-mafie: un cancro nel nostro Paese, che le grandi opere alimentano 
– che avrebbe un impatto devastante ed irreversibile sul territorio attraversato, compromettendo in modo irreversibile risorse ambientali e salute dei cittadini 

Sul sito NoTavTerzoValico le ragioni etiche, tecniche, economiche e ambientali dell’opposizione del Movimento alla tratta ad alta capienza Genova-Tortona. 

Su Radio Onda d’Urto il lancio della manifestazione e le interviste a Lele Rizzo, attivista No Tav, a Egio Spineto attivista No Tav Terzo Valico, a Anna Fada Studenti No Tav.

Autore

Egio Spineto

ph. Paolo Gambaudo

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