Una libreria indipendente contro il pensiero unico

21 Febbraio 2019 | 2019, Numero 34, Parole di carta

Davide Ravan, di Gavi, da tre anni gestisce a Torino la libreria indipendente “AUT”, in via Barbaroux 8. Da metà marzo AUT si trasferirà da Torino a Gavi. Abbiamo fatto una chiacchierata con lui sulla sua esperienza di questi anni, sul mondo delle librerie indipendenti e sui piccoli editori.

Per prima cosa raccontaci qualcosa di te. Come è nata l’idea di diventare libraio, e come è nata AUT?
L’idea di AUT è nata nel 2013, mentre frequentavo il primo anno di Università a Torino. La docente di Antropologia culturale, Laura Bonato (anche lei alessandrina), era solita organizzare lezioni partecipate e coinvolgenti e ad una di queste lezioni l’ospite fu Vincenzo Abbatantuono, scrittore torinese e (ex) ultras juventino. La docente lo invitò per parlarci della controcultura ultras e la cosa mi spiazzò tantissimo: “ma come”, mi chiedevo, “davvero si può parlare di ultras all’Università?”
Ho da sempre avuto un debole per il calcio e crescendo ho focalizzato la mia attenzione più su quello che accedeva sugli spalti che su quanto avveniva sul terreno di gioco, perciò rimasi favorevolmente colpito dal fatto che di ultras si potesse parlare anche in ambito accademico. Appena finita la lezione ho iniziato a stressare Vincenzo per farmi consigliare letture sul movimento ultras e da lì siamo diventati amici. Dopo Vincenzo sono arrivati Domenico Mungo, scrittore, insegnante e critico musicale, e Stefano Tumulo, anche lui ex ultras della Juventus e mio amico fidato. Con questa stretta cerchia di persone è nata una bella amicizia: ad accomunarci c’era l’amore per la letteratura e quello per le controculture e piano piano dentro di me è nata l’idea di provare a trasformare queste nostre passioni astratte in un qualcosa di concreto e tangibile. E così, tre anni dopo, è nata AUT, una piccola isola felice nel cuore di Torino.

Aprire una libreria è il sogno di molte e molti. Immagino però che poi, in concreto, non siano tutte rose e fiori. Quali sono le difficoltà maggiori che hai incontrato? E in che misura questa esperienza è stata diversa da come te la eri immaginata?
Le difficoltà le incontri giorno per giorno, è inutile nasconderlo. Purtroppo siamo, in Europa, il Paese meno interessato alla lettura e consideriamo lettore forte chi legge cinque libri l’anno. Si può naturalmente lavorare su questo aspetto, andando a trasmettere alla clientela la “cultura della lettura”, cercando sempre di farsi trovare pronti su ogni libro, dando consigli e cercando di capire che persona si ha davanti in quel momento.
Inutile dire poi che grossi problemi vengono dalla burocrazia; solo per fare un esempio, il giorno prima di aprire mi sono accorto che mi mancava il permesso per vendere i vinili e i cd, perciò mi sono recato in Questura (è la Polizia a rilasciare questo permesso) e mi hanno apposto un timbro su un foglio. Peccato che questo timbro sia ancora legato, e non sto scherzando, ad un Regio decreto del 1936! Potrei farti altri mille esempi come questo, ma credo che ciò sia sintomatico di quanto la burocrazia incida sulla vita delle attività commerciali in Italia.
Sinceramente non ti so dire quanto e se questa esperienza sia stata diversa da come me l’ero immaginata. Sapevo di intraprendere un percorso complicato e pieno di insidie, di rischiare soldi e sacrificare tempo, ma ora non posso dirmi né deluso né disilluso.

Lo slogan della tua libreria è “dove i libri sono indipendenti”. In Italia, oltre ai grandi gruppi editoriali, abbiamo un vero patrimonio di editori indipendenti piccoli e medi. Secondo te, qual è il valore aggiunto di queste piccole realtà che spesso faticano a restare sul mercato?
Beh, direi che a questo si può rispondere semplicemente guardando i titoli che gli editori più piccoli propongono. Titoli ed argomenti interessanti e svariati che le grosse case editrici non prendono in considerazione solo perché, secondo le loro indagini di mercato, non riscuoterebbero interesse tra i lettori. E farsi condizionare da altri, in questo caso sul cosa leggere ma vale su tutto, è la scelta peggiore che potremmo fare: è proprio contro il pensiero unico che ci si deve battere, e per abbatterlo un ottimo modo è quello di leggere i libri proposti da editori piccoli e medio-piccoli, cioè quei libri che vengono pubblicati (non tutti, sia chiaro, se no sembra che la piccola editoria sia l’Eden poi) perché l’autore è bravo e ha cose da dire, sia che siano romanzi, sia che siano saggi o fumetti.
Ci tengo però a sottolineare, come già accennato, che non tutta la piccola e media editoria sia rose e fiori: può capitare, infatti, di imbattersi in editori a pagamento, in editori che pubblicano il manoscritto così come gli arriva senza un minimo di editing e di amore verso il prodotto che stanno immettendo nel mercato, editori che non rispettano le condizioni contrattuali o ancora in editori svogliati che non dimostrano il minimo entusiasmo verso i libri che hanno deciso di pubblicare. Ecco, tutte queste categorie vanno a saturare il mercato del libro (che è già saturo di suo) senza apportare davvero nulla di positivo alla filiera editoriale. Quindi, editori piccoli sì, ma comunque attenti (soprattutto da autori) con chi vi confrontate e da lettori, se potete, scegliete solo prodotti curati, in modo da spingere gli editori più svogliati a migliorare il proprio lavoro.

Uno dei nodi cruciali per le librerie indipendenti è il rapporto con le case editrici e, soprattutto, con i distributori. Cosa ci puoi dire al riguardo?
Essere libreria indipendente non vuol dire per forza non lavorare anche con distributori e grossisti, ma diciamo che contattare una per una le case editrici e scegliere assieme a loro tutti i titoli da esporre sugli scaffali rende la libreria sicuramente più indipendente. Come AUT ho deciso di seguire proprio questa strada: ogni volta alzo il telefono o mando una mail ad un editore e mi faccio dire le ultime uscite o i libri che loro mi consigliano di prendere, in quanto in tema con l’idea di fondo della libreria o semplicemente perché validi ed apprezzati dal mercato. Questo mi rende completamente indipendente ma mi impedisce di arrivare a tutti i titoli; per scelta mia ho deciso di non rincorrere il best seller del momento o l’ultima uscita dell’autore dell’anno, ma normalmente le librerie indipendenti invece questo lo fanno. Non giudico assolutamente questa scelta, ognuno è libero di gestire il proprio lavoro nel modo che ritiene più corretto, semplicemente penso che, proclamandomi indipendente, voglio seguire quest’etica fino in fondo.

A brevissimo l’esperienza di AUT a Torino si concluderà (la libreria di via Barbaroux chiuderà a fine febbraio), ma solo per riprendere altrove. Da metà marzo infatti AUT riapre a Gavi. Non credi che, rispetto ad una grande città, in un piccolo comune di 5 mila abitanti, dove la tua sarà l’unica libreria (al momento infatti non ce ne sono) la “missione culturale” che svolgerai sarà ancora più importante?
Sicuramente in una grande città ti confronti giornalmente con una clientela “culturalmente vivace”, in quanto abituati, sin dall’Università, a partecipare a convegni, manifestazioni culturali, mostre, presentazioni di libri o di progetti e quant’altro. Torino è sicuramente una città vivace e che ha nei giovani una spinta che la aiuterà a crescere sotto l’ambito culturale nei prossimi anni, nonostante amministrazioni comunali, in primis quella attuale, che non hanno nessun interesse per l’ambito culturale e che non perde occasione per dimostrare il suo disprezzo verso quegli spazi non allineati che provano a dar vita ad un pensiero critico che, invece, nelle democrazie in quanto tali è necessario.
Nella provincia invece mi aspetto di trovare persone, giovani e meno giovani, felici finalmente di poter avere sotto casa un’attività commerciale, in questo caso una libreria, che gli darà la possibilità di scegliere liberamente quanto e come informarsi, quali e quanti libri leggere e quali idee farsi sulle questioni che riguardano il territorio che li circonda (penso in questo caso al Terzo Valico). Lo possono fare anche con Amazon, è vero, ma se Torino mi ha insegnato qualcosa è che se tu come libraio sei in grado di spiegare al cliente perché quel libro per lui andrebbe bene mentre quell’altro libro no e perché è importante leggere “indipendente”, allora poi il cliente tornerà e non baderà al fatto che con Amazon potrebbe risparmiare un euro e mezzo sul costo di copertina del libro. È una sfida stimolante che non vedo l’ora di intraprendere, come non vedo l’ora, finalmente, di andare al lavoro a piedi!

Per seguire Davide e la sua libreria – Pagina facebook di AUT

Autore 

Fabio Bertino

Altri articoli di questo numero

Altri articoli della stessa rubrica