28 Febbraio 2019

«Ieri nevicava, stanotte c’era la luna e il 13 sarà piena. Siamo sotto il segno dell’acquario e i nati in questo giorno sono tendenzialmente azzurri e con spiccata tendenza agli scioperi felici». Iniziano così, il 9 febbraio 1976, le prime ore di trasmissione di Radio Alice che terminano poco più di un anno dopo, il 12 marzo del 1977, con una delle registrazioni più trasmesse della storia, quella dell’irruzione della polizia negli studi in via del Pratello a Bologna dopo gli scontri di piazza che portarono all’uccisione del militante Francesco Lorusso da parte di un Carabiniere.

“Abbiamo le mani in alto. Stanno strappando il microfono [rumore] hanno detto [rumore] questo è un posto… il mandato…” Sono queste le ultime parole che risuonano nell’etere. Poi, silenzio.

Di silenzi, però, in quei 13 mesi di comunicazione, creatività e rivoluzione ce n’erano stati tanti perchè Radio Alice era una radio libera e chi la faceva vivere si sentiva libero. Anche di rompere le regole della comunicazione, di abbattere il palinsesto, di trasmettere “rumore bianco” quando non c’era nulla da dire. Secondo politici, giornalisti e magistrati Radio Alice era “oscena” perchè aveva dato voce al desiderio di autodeterminazione, di lotta, di sovversione dello status quo.

E il desiderio, si sa, è osceno.

Lo era 42 anni fa e lo è ancora oggi. Osceno è il desiderio di ristabilire il vero e di denunciare il falso in un’epoca che viene dopo la verità e in cui la verità viene dopo. Osceno è il desiderio di “collettivizzare” la pratica della felicità e di partecipare a “scioperi felici”. Osceno è il silenzio con cui abbiamo deciso di avvolgere 15121, da oggi e fino al giorno del primo compleanno della nostra rivista il prossimo 1 aprile.

Le cose da dire sono tante, ma vogliamo – piuttosto – farle. Ed è a partire da questo nostro bisogno personale, assolutamente soggettivo, che abbiamo deciso di comunicare il cambiamento politico che vorremmo vedere in atto. Un cambiamento che dal basso guarda verso l’alto, si riempie di anime e si dota di strumenti diversi.

Abbiamo deciso di stare accanto ai movimenti sociali, non nei contenuti e nella narrazione che in questi mesi abbiamo costruito, ma nel gesto e nella pratica comunicativa che oggi vi proponiamo.

Spezziamo la routine, facciamo irrompere l’oscenità del nostro silenzio nel quotidiano.

Marzo è un mese pieno di impegni e ci troverete ad ognuno di questi. A partire dall’assemblea pubblica verso l’8 marzo di stasera, 28 febbraio, alla Casa delle Donne in Piazzetta Monserrato. Domani, 1 marzo, al Laboratorio Sociale di via Piave assemblea pubblica per la costruzione della giornata del 15 marzo, lo sciopero globale contro i cambiamenti climatici concepito dal movimento nato in Svezia Fridays For Future. L’8 marzo, giornata dello sciopero globale transfemminista con ritrovo alle 18 in Piazzetta della Lega. Il 23 marzo la giornata di lotta a Roma contro le Grandi Opere e i disastri ambientali.

Usciamo dal torpore delle nostre case, facciamo diventare i nostri mille “io” un corpo collettivo in relazione. Facciamo sentire, in primis a noi stessi, che siamo in tant* a volerci opporre ai mostri generati dal sonno della ragione, cercando allo stesso tempo di comprendere il presente e di agire per cambiarlo. Avete letto abbastanza, è ora di approfondire insieme, di persona, il presente in cui viviamo.

Autrici e autori

Redazione