Il pendolare e la strategia di sopravvivenza

2 Maggio 2019 | Cronache dal pendolarismo, Numero 38

Dunque, finora vi ho sempre raccontato di come Trenitalia vi possa devastare la vita. Lo sapete ormai, no? Anche voi, donne e uomini liberi dal giogo del tabellone e dell’altoparlante (entrambi annunciatori implacabili di terribili sventure) sapete riconoscere lo sguardo spento del pendolare incallito, vero? Incontrate un amico che non vedevate da anni, e capite dall’espressione contratta del viso che è un pendolare ormai irrimediabilmente incazzato. Lo vedete smarrirsi per il minimo imprevisto e immaginate che sia devastato dall’ansia per l’ennesimo, prossimo ritardo. Ve lo trovate al supermercato che sobbalza di terrore al dlin dlon degli annunci, temendo l’avviso di tremende sciagure. Beh, se siete lettori di questa rubrica sappiate che il colpevole non sono io, con i miei brevi racconti. Tutt’altro. In realtà, per tutelarvi vi ho nascosto le realtà più terribili di cui Trenitalia è capace. Ma questa volta vi voglio parlare d’altro. Voglio svelarvi un segreto preziosissimo. Dal quale potrebbe dipendere la vostra stessa sopravvivenza nel caso in cui doveste sprofondare nel tunnel del pendolarismo. Avete presente il detto “se non puoi sconfiggere il tuo nemico fattelo amico”? Ecco, il segreto sta tutto qui. Cioè, se ogni mattina vi consegnate volontariamente in pasto al caos ferroviario presumo non abbiate altra scelta, giusto? E allora trasformate il tempo obbligato da trascorrere in treno in un’opportunità. Consideratelo un vostro tempo protetto, da dedicare a voi stessi. Leggete il giornale con calma, iniziate quel libro che vi aspetta da mesi, ricominciate ad ascoltare musica, scrivete quella lettera o quella mail che rimandate da troppo, riflettete sui misteri della vita. Come quello per cui Conte è Presidente del Consiglio. Insomma, non regalate il vostro tempo ai ritardi di Trenitalia, ma usatelo per voi stessi. Solo così potrete sperare di sopravvivere psicologicamente ad una vita da pendolari. Ma non temete, non mi sto vendendo al nemico. Cioè, non mi sono arreso al moloch ferroviario. Se vi rivelo questo inestimabile segreto è perché ho un debito di riconoscenza da saldare. Riconoscenza verso i macchinisti che in Val Susa, passando, salutavano con la sirena le marce contro la devastazione del tav, idrovora di risorse e di ambiente. Verso l’amica capotreno che ha lavorato per anni sui treni notte. Per i dipendenti delle cooperative addette alla pulizia dei vagoni che, nonostante i pochi minuti a disposizione e le condizioni di lavoro vergognose, riescono comunque a far sì che non si viaggi in veri e propri carri bestiame. Perché se sono sopravvissuto a tanti anni di pendolarismo lo devo anche a loro.

Ascolta “Il pendolare e la strategia di sopravvivenza”

audio Song for Arch Stanton (The Wire TAPPER edit) – by Sparkle in Grey

Giancarlo Adorno legge Il pendolare e la strategia di sopravvivenza

Autore

Fabio Bertino 

ph. Paolo Gambaudo

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