Salone del Libro, perchè essere intransigenti?

9 Maggio 2019 | Numero 39

L’intransigenza è il non permettere che si adoperino mezzi non adeguati per il raggiungimento di un fine. L’intransigenza presume il possedere dei principi generali, chiari e distinti, e che l’azione dipenda necessariamente da essi. L’intransigenza è la prova necessaria del carattere, è l’unica prova che ha una moltitudine di donne e uomini di riconoscersi in una comunità con una maturità di pensiero.

Altaforte è una casa editrice riconducibile al mondo dell’estrema destra, in particolare a Casapound, giunta alla ribalta delle cronache grazie alla pubblicazione del libro-intervista al ministro dell’interno Matteo Salvini. Si, avete capito bene! Un ministro della Repubblica concede un’intervista che diventa un libro, a una casa editrice legata a un partito che sistematicamente si macchia di episodi di razzismo, violenza e fascismo. Altaforte, presente al Salone del libro con un proprio stand (Nella serata di mercoledì 8 maggio lo stand Altaforte è stato smontanto e tolto dal Lingotto, .ndr), ha tra le proprie pubblicazioni testi che celebrano il centenario della “rivoluzione” fascista (a detta loro rivoluzione), libri sulla supremazia dei bianchi, e diversi manifesti politici inneggianti al fascismo e al nazismo. Ma non è la prima casa editrice a partecipare al Salone del Libro di Torino portandosi addietro questo bagaglio (di regresso) culturale: già in passato le edizioni Ar di Franco Freda, noto terrorista condannato per la strage di piazza Fontana e per associazione eversiva, avevano partecipato e potuto vendere libri che inneggiano alla razza ariana e ai valori nazionalsocialisti. Grazie all’intransigenza di alcuni scrittori e artisti (Raimo, Zerocalcare, Montanari ecc..) si è alzata la polemica politica relativa alla presenza di case editrici neofasciste. In un clima culturale di accettazione democratica di queste formazioni politiche, c’è chi ha il coraggio di dare prova della propria intransigenza. Nel dibattito mediatico si è subito posto l’accento sulla divisione tra gli intellettuali che avevano fatto una scelta di campo, anche sofferta, di non partecipare, e chi invece, ha preferito partecipare e manifestare il proprio dissenso attraverso iniziative culturali come letture e monologhi contro il fascismo.

La stampa tradizionale, come accade spesso, si è concentrata sulle divisioni di una parte, anziché insistere sul vero problema politico: la casa editrice Altaforte ha pagato un contributo economico per essere presente al Salone del libro con un proprio stand, contributo economico che è stato accettato senza alcuna valutazione etica e politica da parte del Comitato di indirizzo del Salone. La tassa pagata da Altaforte per essere presente al Salone è un investimento indiretto che la casa editrice ha operato per diffondere i propri libri e la propaganda fascista che esprimono, punibile per apologia del fascismo. Il comitato di indirizzo del Salone del libro, di cui sono componenti la regione Piemonte, il comune di Torino e le case editrici, sono responsabili del finanziamento di idee e pratiche fasciste. La denuncia tardiva di apologia del fascismo, dopo le dichiarazioni allucinanti del responsabile della casa editrice sulla “necessità delle dittature e sull’antifascismo male del presente”, suonano come una presa in giro: noi Stato gli garantiamo uno spazio, ci facciamo pagare per far diffondere la loro propaganda, ma se fanno dichiarazioni fasciste allora li denunciamo. Emerge così l’idea di un Salone, progettato da istituzioni e case editrici, come supermaket culturale dove è il mercato che gestisce l’offerta culturale, senza limiti e confini ideologici, perché sì, la cultura è anche fatta di idee e le idee non sono tutte uguali. La cultura non è uno spazio infinito in cui tutte le opinioni possono essere accolte indifferentemente, la cultura non è neutrale, la cultura può e deve anche essere intransigente. Abbiamo il dovere di essere intransigenti contro chi a Torre Maura accende una guerra tra poveri e stranieri, intransigenti contro chi a Viterbo ha violentato e stuprato, intransigenti contro chi minaccia di stupro stranieri regolari affidatari di una casa e intransigenti verso un ministro che parla dallo stesso balcone in cui parlò Mussolini. La libertà di pensiero non è libertà di continuare ostinatamente a sbagliare, la libertà non presuppone una cultura indifferente a modelli considerati storicamente vili e ingiusti. Abdicare ai propri principi e tollerare le violenze non è un atto eroico di illuminismo liberale, è indifferenza, è vigliaccheria, non è vita.

Autore

Andrea Sofia

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