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Come on, vogue!

16 Maggio 2019 | 2019, Numero 40

Probabilmente la parola “vogueing” (o “voguing”) dice poco o nulla alla maggior parte delle persone, perlomeno in Italia, ma sono certo che in molti hanno ben presente “Vogue”, canzone del 1990 di Madonna, e il relativo videoclip. Il ballo fatto di movenze che mimano le pose plastiche dei modelli delle riviste di moda presente nel video di David Fincher è proprio il vogueing, stile di danza contemporanea nato negli anni ‘60 all’interno della comunità gay, trans* e queer afroamericana e latino-americana, che si è poi evoluto negli anni ’80 ed è tuttora ballato nel mondo. All’origine il vogueing consisteva soprattutto nell’imitare con gesti precisi e fluidi le pose dei modelli delle sfilate di moda e delle copertine di “Vogue”, da cui prende il nome. Oggi i principali stili del vogueing sono Old Way (pre 1990), New Way (post 1990), Vogue Femme (risalente circa al 1995) e Runway.
“Vogue” di Madonna può essere considerato a tutti gli effetti un’appropriazione culturale che ha indubbiamente contribuito a rendere mainstream quella che, fino ad allora, era una forma di danza chiusa all’interno di una specifica realtà underground gay, trans* e queer. Dentro ai locali gay si svolgevano infatti le Ball, vere e proprie competizioni di vogueing, suddivise in categorie ben precise. A sfidarsi erano (e sono tuttora) le Houses, collettivi formati prevalentemente da gay, trans*, queer e drag queen (ma oggi sono presenti anche numerose donne cisgender), strutturati come vere e proprie famiglie. Ogni House ha infatti al proprio interno una Mother e un Father, la mamma e il papà della “famiglia”, che hanno fondato la House e si occupano di seguirne i membri, chiamati non a caso Children (“figli”). Le Houses vengono solitamente suddivise in due categorie sulla base della loro dimensione: Major Houses e Kiki Houses. Le prime sono più grandi e con il tempo possono diffondersi in tutto il mondo, creando dei Chapter (“capitoli”) nei vari paesi in cui sono presenti. Le Kiki Houses, invece, sono più piccole e di recente formazione.
Ad ammetterle e a valutarle alle Ball, con un punteggio da 0 a 10, è un’apposita giuria. Man mano che le Houses vincono premi nelle varie categorie acquisiscono visibilità e livelli di status che vanno da “Star”, a “Statement”, passando per “Legend” e “Icon”, fino al più prestigioso, “Hall of Famer”. A condurre le Ball è il Commentator che annuncia e presenta le varie categorie, rendendo vivace la competizione con commenti e pareri spesso sarcastici e pungenti.
Sia contemporaneamente sia successivamente al video “Vogue” di Madonna, cinema e tv hanno mostrato e raccontato il mondo del vogueing e delle Ball attraverso documentari, serie tv e trasmissioni televisive.
Il primo film ad occuparsi e a dare rilevanza a questa realtà fu il documentario “Paris is Burning”, diretto da Jennie Livingston alla fine degli anni ’80 e vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival del 1991. Al centro del documentario, disponibile in Italia su Netflix, c’è la scena vogueing newyorkese mostrata al pubblico attraverso le riprese delle Ball e le interviste ai membri delle Houses. Storie forti, commoventi e in alcuni casi dall’esito drammatico, a causa del contesto di forte discriminazione, marginalità ed esclusione sociale a cui erano sottoposte le persone gay, trans* e drag queen, soprattutto afroamericane e latinoamericane, in quegli anni. Grazie alla visione di “Paris is Burning” si comprende quanto il vogueing abbia rappresentato (e rappresenti ancora oggi) una forma di riscatto e di libera espressione all’interno di spazi sicuri e protetti.
Esistono poi altre due opere più recenti, entrambe fruibili su Netflix, il documentario “Strike a Pose” del 2016 e la serie tv “Pose” del 2018.
Il primo racconta la storia di sette ballerini che nel 1990 furono scelti tra migliaia per danzare insieme a Madonna nel suo “Blond Ambition Tour”. Il documentario di Ester Gould e Reijer Zwaan segue le loro vite 25 anni dopo quel tour che fu un vero successo mondiale e fece tanto parlare di sé. I protagonisti si ritrovano e parlano di sé, lontani da quel mondo ma soprattutto lontani da Madonna.
La serie tv “Pose”, ideata da Ryan Murphy, pluripremiato showrunner e produttore di numerosissime serie tv di culto, è invece ambientata nella New York del 1987 e narra il mondo delle Ball e le storie di diverse Houses che vi partecipano, nel pieno della diffusione dell’AIDS, mentre nella parte più benestante, conservatrice e WASP della città si stava affermando con forza e voracità l’ascesa imprenditoriale di Donald Trump.
Pur essendo un’opera di finzione narrativa, “Pose” si ispira, per stessa ammissione di Murphy, a “Paris Is Burning”, di cui riprende molte delle Houses e delle storie, oltre al fatto che diverse persone presenti nel film del 1990 appaiono anche nella serie. “Pose” ha inoltre raggiunto un primato, diventando la serie tv con il cast più grande mai realizzata e con il maggior numero di attori trans* in una produzione televisiva americana. L’attore Billy Porter ha inoltre vinto il Golden Globe come migliore attore in una serie televisiva drammatica per il ruolo struggente del Commentator Pray Tell.
Chiare influenze del vogueing sono inoltre fortemente presenti in “RuPaul’s Drag Race”, celeberrimo talent show per drag queen ideato da RuPaul, anch’esso presente nel listino Netflix. Le concorrenti competono tra loro in sfide che riproducono e ricordano da vicino le Ball e gli stili del vogueing, di cui lo show ripropone anche il tipico linguaggio gergale, che possiamo chiamare vogue-abolario, mentre l’iconica RuPaul (prima drag queen nella storia ad aver impresso le proprie impronte e nome sulla prestigiosa Hollywood Walk of Fame di Los Angeles) riveste contemporaneamente il ruolo di Mother premurosa, Commentator sarcastica e giudice implacabile delle concorrenti, a tutti gli effetti sue figlie, così come RuPaul si definisce figlia di una de* protagonist* dei moti di Stonewall, la drag queen Marsha P. Johnson.
Simili prodotti cinematografici e televisivi dimostrano tutta la vitalità di una danza che, dagli anni ’60 ad oggi, continua a vivere e ad evolversi, travalicando i confini statunitensi. Houses e Ballroom sono infatti presenti in svariati Paesi del mondo tra cui anche l’Italia. Il 21 Novembre del 2016 è nata la prima Kiki House piemontese, chiamata Kiki House of Savoia (https://bit.ly/2VwhswW), fondata da Mother Matteo Vacca e Father Samuel Atzori, e attualmente composta da 9 membri. La Kiki House of Savoia sarà prossimamente ospite della Casa delle Donne di Alessandria in un’imperdibile giornata interamente dedicata al vogueing e alla Ball Culture. Avremo presto modo di riparlarne, Stay Tuned!

Autore

Matteo Bottino

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