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2019

6 Giugno 2019 | Numero 43

In un lampo ci siamo trovati a conteggiare gli anni ’10. Come se fosse passato un nonnulla dagli scorsi anni ‘10, quelli del ‘900, del secolo della “fine della storia” ci ritroviamo dentro la realtà che il secolo breve ci ha narrato in maniere diverse.
Una realtà che ha annichilito la storia stessa, ha materializzato una distopia che ha ecceduto del tutto la più fervida fantasia narrativa; catapultando l’umanità in un 2019 nel quale l’approccio all’esistente di ogni individuo ha poco di differente dalla sceneggiatura di un’opera hard sci-fi.
Mentre algoritmi impostano le nostre vite, direzionando ogni cosa, dalla monopolizzazione del desiderio d’acquisto all’intenzione di voto, il pianeta collassa e si liquefa devastato dal riscaldamento globale e dai cambiamenti climatici.
Annichiliti gli umani, in un riflesso di autodistruzione chiamato Antropocene, l’era geologica in cui lo stupore lascia spazio al male cosmico e all’annullamento di fronte agli iperoggetti che dominano l’orizzonte esistenziale dell’umano, come il riscaldamento globale.

L’affidamento della propria dimensione esperienziale in un’ottica di futuro totalmente dominata dall’incapacità di materializzare anche solo un’idea di futuro, condanna l’umano ad un eterno presente il cui unico orizzonte possibile è un eterno ripresentarsi del momento istantaneo.
Il fine ultimo del Capitalismo, la teleologia realizzata del neoliberismo: la negazione di uno spessore temporale alla vita degli individui permette il furto incondizionato del tempo di vita di ognuno.
Ridotti ad automi, meccanismi, esperimenti economici da vivisezionare per migliorare l’efficienza della macchina capitalistica.

2019, ventunesimo secolo, denominazioni temporali che portano con sé una narrativa apocalittica, immaginata decine di anni fa e prossima alla realizzazione, una volta giunti alla sovrapposizione con la linea temporale di quelle storie.
Il Blade Runner di Ridley Scott e Akira di Katsuhiro Otomo sono entrambi ambientati in un 2019.
Entrambe le apocalissi, pur diverse in quanto opere distanti, se non nel genere, narrano una distopia del futuro oggi presente, l’assurdità cronologica di Neo Tokyo, erede della Tokyo distrutta dalla terza guerra mondiale in Akira, popola la sua megalopoli di un tempo senza ritmi circadiani, di grattacieli e luci al neon che dominano ogni panorama, niente di distante dal precipizio estetico in cui sono gettate le megalopoli del tardo capitalismo.
La terza guerra mondiale, è solo da un’altra parte. L’anfetaminico correre a perdifiato dell’umanità di Akira, è comune a ogni individuo inserito nel meccanismo di accumulazione. Ingranaggio senza medium. Ruota dentata fissata al perno, incastrato perfettamente nel ruotare meccanico della fine degli anni ’10.

Nel 2019 che nel 1982 Ridley Scott immaginava e materializzava su celluloide c’erano androidi, una luce unicamente artificiale a illuminare le vite di tutti, pioggia eterna. Un momento diverso ed identico di sovrapposizione tra realtà e finzione: le macerie futuristiche di una società del pieno consumo, della soddisfazione istantanea del desiderio, del totale controllo autoindotto chimicamente di ogni impulso, ogni emozione ogni tratto caratteriale positivo o negativo o neutro.

La fantascienza ha rivelato spesso una capacità predittiva, una forza di lettura del futuro in termini tecnologici, estetici, filosofici.
In molti casi si è dato un momento narrativo che ha contribuito a svelare la debolezza della struttura della società entro la quale annaspiamo e che lentamente ma inesorabilmente sta erodendo il nostro mondo.
Molte distopie narrative hanno attraversato l’arco temporale del proprio istante editoriale per intrecciarsi con il presente in forme sorprendentemente rivelatrici.
Si presti attenzione: l’intenzione non è quella di attribuire parallelismi o somiglianze tra i mondi narrativi qui citati e la realtà del nostro “oggi”. Semplicemente, questa nostra tempolinea è talmente distopica nel tessuto dell’esperibilità da entrare in sintonia con una trama fantascientifica.
Questo 2019, anno primo della dozzina che ci separa dal fallout climatico, celebra il ricongiungimento con la timeline di due pietre miliari della fantascienza distopica, Blade Runner e Akira, le cui narrazioni sono oggi presente di tante cose, di tante persone, sono interpretazione della fondazione del presente e della costruzione di futuro.
Quale altro futuro?

Autore

Elio Balbo

fotoelaborazione Elio Balbo

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